Intervista a... Andrea G. Colombo, autore de "Il diacono"!!!

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Ciao a tutti Amici, 
diamo il benvenuto in Books Passion, all’autore Andrea G. Colombo che ha gentilmente accettato di rilasciare un’intervista per il blog.

Anzitutto Andrea, la ringrazio per essere qui con noi quest’oggi.
Bene, iniziamo  


Chi è Andrea G. Colombo?
 Un grande appassionato di letteratura e cinema a tinte forti, ma che non disdegna commedia, dramma e fantastico. Evita rigorosamente film e libri noiosi: la vita è troppo breve per poterla sprecare con qualcosa che non ti riesca a regalare forti emozioni. Ha una fissa per i documentari sull’astronomia e stravede per il suo gattino Lucifero. Nero, con gli occhi gialli, morbidissimo e astutissimo. Una piccola celebrità fra i miei contatti Facebook...
   
     Da dove nasce il desiderio di scrivere? C’è un momento in particolare, un dato avvenimento che spinge una persona ad afferrare una penna e lasciarla scivolare sui fogli bianchi?

Mi è sempre piaciuto inventare storie. L’ho sempre fatto, sin da piccolo. Progettavo battaglie epiche usando ogni sorta di giocattolo, strutture sempre più complesse… Mia madre si metteva le mani nei capelli quando entrava nella mia camera: per lei quello era disordine, ma per me era la scenografia del dramma che stavo mettendo in scena. Differenti punti di vista, direi.
Questa attitudine, crescendo, si è evoluta e a un certo punto mi è parso chiaro che la scrittura fosse il mezzo attraverso il quale potevo dedicarmi a questa mia grande passione, così iniziai a scrivere e a studiare per cercare di farlo al meglio. Da allora non ho mai smesso (né di scrivere né di studiare).


     Uno scrittore, di solito, è in primis un accanito lettore. Qual è il suo genere preferito? Quali gli autori dai quali trae ispirazione? Quali fanno parte della sua formazione?

Non si può scrivere se prima non hai alle spalle una robusta carriera come lettore. Sarebbe come voler fare il dentista senza i rudimenti di medicina, o il pilota di formula uno senza aver preso la patente. Io leggo preferibilmente thriller e horror, ma se un libro è buono non bado alle etichette. L’ispirazione la traggo da tutto quello che mi circonda, perché si può imparare da tutti. Si può anche imparare dai pessimi scrittori: capisci cosa non devi assolutamente fare leggendo i loro libri! Ho tanti scrittori che mi hanno lasciato qualcosa di loro… Edgard Allan Poe, Stephen King, Dino Buzzati, Ira Levin, Clive Barker, Michael Crichton, Richard Matheson, Alan D. Altieri, Umberto Eco… Ogni libro è un’esperienza.

       
           Parliamo un po’ di questo libro. A farla da padrone è certamente la Fede, la religione. Qual è la sua posizione, il suo credo? Quanto, oggi, l’uomo ha cura della propria Fede?

Credo che la religione sia ancora oggi uno dei centri gravitazionali attorno al quale ruota il nostro mondo. E vale sia per gli atei che per chi ha fede. Il condizionamento è troppo forte, è indistinguibile da quello che siamo noi e la nostra società. Se parlo di Dio o di Satana, praticamente posso essere inteso da quasi qualsiasi essere umano sul pianeta, basta solo che io usi il termine corretto, ma alla fine il sistema di riferimento è comune a tutti i sei miliardi di persone che affollano questo pianeta. Quindi capisci bene come io ritenga questo argomento davvero… potente. E poi c’è la Bibbia, che parla dell’uomo, del suo inizio e della sua fine. E’ tutto talmente viscerale che non importa se io e te crediamo o no: comunque sia, se ti racconto queste cose, tu saprai di che parlo e qualcosa dentro di te reagirà. Forse siamo costruiti in modo da reagire in questo modo, altrimenti non mi spiego come mai gli esseri umani, da ventimila anni a questa parte, non facciano che interrogarsi su Dio, Inferno e Paradiso.

 
      Nell’aletta del libro, leggendo la breve descrizione, è scritto: “Siamo porte. Ciascuno di noi, ovunque sul pianeta. Varchi spalancati attraverso cui il Male può irrompere e infettare la nostra realtà”.  Dunque il male esiste e noi siamo i suoi migliori conduttori? Possiamo tenere chiuse le porte, oggi, con tutte le possibilità che ci sono di corrompere il nostro spirito?

Ti è mai capitato di sentire al TG le interviste dei vicini di casa di qualche pazzo che all’improvviso stermina la famiglia? “Sembrava una brava persona…” non dicono così?
Un attimo prima sei una brava persona, poi le porte si spalancano e diventi un mostro. E’ questione di una frazione di secondo: se resisti all’impulso del male, andrai avanti a essere una brava persona, che magari cova rabbia e livore… Se cedi, precipiti in un inferno di orrore e dolore.
E’ una cosa che lascia interdetti, a pensarci.
Una volta spalancata quella porta, poi, è quasi impossibile richiuderla e tutto il male ci passa attraverso, trascinandoti sempre più a fondo. Credo che non sia facile aprirla, la stragrande maggioranza di noi riesce a condurre una vita retta, dietro a pesanti porte ben sprangate, ma ogni tanto, in qualche parte del pianeta, qualcosa riesce a passare…
Nel romanzo ho cercato di condensare questo pensiero, rappresentando l’uomo con i suoi mille difetti. Molti dei miei protagonisti combattono il male, altri cedono alla sua spinta. A volte è solo una questione di volontà: non conta quello che fai, se fai del bene o del male…
Conta quello che vuoi.
Puoi fare del bene per una vita intera, ma se dentro di te, in realtà, desideri qualcos’altro… molto probabilmente lo otterrai.

 
     Tornando alla narrazione. Il personaggio che le assomiglia di più e si è divertito a delineare, insomma quello che le è riuscito meglio?

Quello che mi è riuscito meglio lo lascio decidere ai lettori. Però posso dirti a chi vanno le mie preferenze, quali tra i vari personaggi mi sono divertito di più a descrivere. Il Diacono, innanzi tutto. Adoro questo personaggio. E’ complesso da gestire, obbliga a una disciplina ferrea, è una vera sfida narrativa per me, ma per questo mi piace. Poi c’è Padre Valdés, un rigido monaco, dalla fede incrollabile, ma anche disposto a guardare il mondo con occhi privi di ingenuità. E infine lei… la Divoratrice di anime. E’ un personaggio che resta impresso e in molti mi scrivono dicendomi la stessa cosa. Tessa non si dimentica facilmente. E’ stupenda, lasciva, terribile, imprevedibile.
Un autentico spasso.

      E’ un libro certamente Noir, Horror. Questi generi incutono timore, suscitano paura e inquietudine nel lettore. Cosa serve per “spaventare” il lettore e meritarsi l’etichetta di questo genere? Cosa in genere, fa più paura?

Io credo che paura e timore siano solo la prima parte dell’esperienza. Poi arriva altro… La passione, l’esaltazione, il coinvolgimento totale dei sensi. La paura è solo una specie di grimaldello per tenere sveglia l’attenzione del lettore, ma il piatto forte è quello che viene dopo. Non scrivo mai per spaventare o disgustare i miei lettori, non è quello il fine ultimo della mia scrittura: scrivo per vivere insieme a loro un’avventura incredibile, qualcosa che sperimentiamo insieme, un viaggio esaltante, divertente e stimolante… E’ quello che cerco di trasmettere e spero di esserci riuscito.

     Complimentandomi ancora per la buona riuscita di questo romanzo e ringraziandola per l’intervista, le lascio la parola per concludere e salutare i nostri lettori.

Grazie di cuore a te e a tutti i lettori che vorranno intraprendere questo viaggio insieme ai miei personaggi. Sono lì che vi aspettano… Io intanto (come si dice in questi casi “a grande richiesta”) mi metto al lavoro per il seguito del romanzo.

3 opinioni |
  1. Brava Giuli. Bella intervista. ^^

  1. Grazie!Ma è stato facile perchè l'autore è stato davvero esaustivo con le sue risposte!!!
    :)

  1. Salve, innanzitutto complimenti per il sito, volevo scrivere per farle
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